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Il Mambo nasce a Cuba come ballo di origine Folklorica, dedicato al Dio della guerra "Mambo". Le sue origini risalgono al secolo scorso presso gli schiavi importati dall'Africa per coltivare lo zucchero. “Sono loro a inventare questo ballo”… racconta, Oscar Hijuelos, romanziere newyorkese di origini cubane, nelle parti centrali del suo libro, che …”il Mambo è nato da una catena che si è spezzata, quella degli schiavi africani di Cuba, costretti a coltivare lo zucchero rimanendo legati per la caviglia con una grossa e fastidiosissima catena. Allora per passare il tempo ballavano la rumba, muovendo molto le “anche” per limitare i movimenti dei piedi. Poi un giorno li slegarono, e loro inventarono un ballo più sensuale, veloce ed agile: Il Mambo. La gente, prosegue nel suo libro, impazzisce quando balla il Mambo, come se ballasse sui carboni ardenti”… Questo ballo che divenne ben presto una cultura, spostò il suo asse, dalla grande isola Caraibica all’America, grazie al sempre fiorente nascere di orchestre Cubane che lo esportarono nel vicino Messico e negli Stati Uniti. Il ballo latino-americano che furoreggiò negli Stati Uniti d’America agli inizi degli anni Cinquanta, un periodo caratterizzato da importanti cambiamenti sociali e culturali all’indomani della seconda guerra mondiale, rappresentò una vera e propria “febbre del Mambo”. Film, titoli e articoli sulle maggiori riviste specializzate e non, libri, programmi televisivi, club, discoteche dedicate esclusivamente agli amanti del “Mambo”. Negli anni ’40 viene riproposto come ballo da sala, vede il suo massimo sviluppo a New York intorno agli anni ’50, è qui che i ritmi caldi provenienti da Cuba si incontrarono con la tradizione musicale Americana, con il Rock e con il Jazz. Infatti, come nella migliore tradizione della musica Latino-Americana abbonda di percussioni afro, fiati jazz, soprattutto tromba, adrenalina e sensualità.
Lo strumento ritmico di base è il “Timbal”. Luogo dell’incontro i quartieri ispano-americani delle grandi metropoli, la cui incandescente atmosfera fece ben presto divenire una moda oltre che una cultura il Mambo, che ebbe come trampolino di lancio in America la programmazione e la trasmissione di numerosi, ed oggi celeberrimi films, come Mambo Kings o West Side Story del 1957. Sensuale, caldo e travolgente, il Mambo fonde espressione musicale e corporale, una miscela esplosiva che contagiò tutti gli Stati Uniti, senza distinzione di sesso, razza e estrazione sociale. I Disc-Jochey dei migliori locali, e delle radio più famose proponevano al pubblico esclusivamente il ritmo scatenato di questo ballo, che imperversava nelle sale di tutti i locali Americani, dal “Palladium” al “Broadway”. A New York non si ballava altro. Ben presto il Mambo, essendo un ballo molto difficile, ma soprattutto veloce, a tal punto da mettere a disagio numerosi ballerini Sudamericani, cedette il passo ad un altro ballo, ovvero il “Cha cha cha”, altro ritmo cubano con una cadenza più lenta. Ritmo che nasce all’inizio del secolo, contemporaneamente al “Danzon”, e i musicisti locali assicurano un profondo legame con le radici storiche, culturali e musicali del Mambo. Non a caso gli interpreti di Cha cha cha sono gli stessi de Mambo, da Perez Prado a Machito, da Tito Puente fino a Xavier Cugat. Alcuni esperti musicali hanno individuato nelle isole delle Indie Occidentali l’origine del nome dato al ballo. Infatti, in queste isole crescono ancora oggi alcune piante che producono alcuni baccelli chiamati “Cha cha”, i cui semi vengono utilizzati per costruire piccoli sonagli, chiamati cha cha , utilizzati come strumenti musicali da molti gruppi latini. Per esmpio Haiti, lo stato che divide con la Repubblica Dominicana, l’isola situata a sud-est di cuba, le tradizionali formazioni “voodoo” prevedono l’uso di tre tamburi, una campana e un cha-cha, che viene usato dal direttore del gruppo come guida strumentale: una sorta di metronomo che caratterizza il tempo dei balli e delle musiche religiose. Una volta definite le caratteristiche della musica, al Cha cha cha suonato, si affianco’ quello ballato.
Durante il periodo di massimo splendore e popolarita’ del Mambo, molti ballerini sudamericani si trovarono a disagio a causa della sua sfrenata velocita’. Ballare il Mambo significava andare contro il naturale ritmo della musica, abituati come erano da sempre ai movimenti lenti della maggior parte dei balli latini. Il primo esempio di Cha cha cha e’ datato 1948, quando il musicista Enrique Jorrin, rivisito’ “Nurca”, un grande successo messicano, presentandolo nei suoi concerti in due parti differenti: la prima eseguita nel modo tradizionale, la seconda con un nuovo stile mezzo suonato e mezzo cantato. La gente ne rimase entusiasta ed accolse subito la nuova versione, e cosi’ nacque “La enganadora”, forse la composizione di Cha cha cha piu’ famosa di ogni tempo. Nel 1954 fu introdotto negli Stati Uniti, e nel 1959 aveva gia’ superato in termini di popolarita’ il Mambo diventando un ballo latino piu’ conosciuto. A New York, nello stesso periodo, cioe´ intorno agli anni ’60 nasce un nuovo ritmo che ebbe breve vita il “Boogaloow”. Fu questo un tentativo da parte dei musicisti latini, domiciliati in Nord America, di far conciliare la loro musica con quella dei Gringos, che non riuscivano a ballare sulla clave. Il Boogaloow fu, l’unico ritmo latino a non avere come strumento chiave, “la clave”, e per questo non ebbe mai un esito favorevole. L’esperimento fallì ben presto, perché il popolo latino-americano non accettò di ballare un ritmo non cadenzato dalla clave. Intorno gli anni ’70 – ’80, andava avviandosi un periodo di riscoperta del Mambo; mentre nel mondo occidentale imperversava la Disco-music. Nel Mondo latino la “Salsa” raggiungeva la massima popolarità soppiantando definitivamente tutti gli altri ritmi. A New York, nello stesso periodo si ballava il Mambo in modo differente con figure acrobatiche e spettacolari. Questo stile negli anni ’70 venne chiamato “Latin Hustle”, cioè lotta latina. Veniva ballato con musiche Disco dance degli anni ’70, come ci dimostra il film, mito di quegli anni, La Febbre del Sabato Sera. A PuertoRico il corrispondente del “Latin Hustle” si chiamava “S. Juan a Go Go”, e fu quest’ultimo a legare la Salsa alla disco. In Italia, il Mambo arrivò nei primi anni Sessanta, gli anni del boom economico, e qualsiasi moda provenisse dagli Stati Uniti non faticava ad attecchire anche da noi. E non poteva certo fallire un genere che fondeva suoni e spettacolarità americana e movimenti tipicamente latini, visto che la nostra penisola viveva il mito degli U.S.A. . " I Musicisti " Uno dei maggiori artisti di questo ritmo, considerato “el Rey” è Tito Puente. Percussionista Portoricano, nato a New York, ha scritto in cinquant’anni di carriera oltre quattrocento composizioni, con all’attivo ben tre “Grammy Awards”, gli oscar della musica. Rimane oggi uno dei maggiori interpreti di Mambo e, grazie alla riscoperta di questo ballo, è passato dalle esibizioni a pagamento nei matrimoni di provincia ad una tournée nei teatri di tutto il mondo. E’ soprannominato l’imperatore del Mambo. Un altro artista da ricordare è il grande “Perez Prado”, nato a Matanzas (Cuba) nel 1918, esordì negli anni quaranta nell’ orchestra casinò de la Playa a La Havana. Ottenne i primi successi come direttore d’orchestra all’inizio degli anni Cinquanta, soprattutto in Messico e negli Stati Uniti. Il primo successo mondiale lo ottenne con una canzone intitolata “Cherry Pink and apple blossom white”. Indimenticato direttore d’orchestra nato a Gerona nel 1900, in Spagna è Xavier Cugat, che ha avuto il grande merito di far conoscere il Mambo in Italia. Soprannominato “Cugie” fu protagonista con la sua orchestra, alla realizzazione di alcune pellicole cinematografiche di Hollywood. Lo vedeva affiancato alla bellissima moglie “Abbe Lana”, soubrette Cubana, maggiormente ricordata in Italia , perché fu protagonista di numerose trasmissioni televisive italiane. Ultimo autore di fama internazionale è il Cubano “Machito”, nato nel 1912 a Tampa, in Florida che insieme alla sua orchestra “Afro-Cubans”, fu uno dei primi artisti se non il primo artista a portare il ritmo del Mambo e del Cha cha cha a New York. La sua popolarità iniziò negli anni ’40 e tutt’oggi non si è esaurita.
Riuscire a tracciare una storia sul ballo più discusso della nostra era contemporanea, risulta impresa ardua e difficile. Tracce del suo passaggio si possono ritrovare nelle tradizioni sociali e musicali di molti paesi del centro America, dal Venezuela a Cuba, da PuertoRico a Panama. Tuttavia cercheremo di evidenziare gli aspetti più o meno cronologici e cronistici senza voler definire una verità o una storia assoluta, anche perché le diverse e contrastanti teorie sulla Salsa non ce lo permettono. Ci limiteremo pertanto, a riportare le differenti nozioni senza voler aggiungere altro o schierarci con una definizione piuttosto che con un’altra. La maggiore difficoltà è che la salsa non è rimasta sempre la stessa, è cresciuta ogni qual volta che ha incontrato nuovi ritmi, musiche figlie di culture diverse. Per alcuni la Salsa è quella Cubana, influenzata dal dolce ritmo Son, altri preferiscono quella più classica e di stile, cioè la Portoricana, altri ancora gustano maggiormente quella di New York, la salsa metropolitana. A nostro avviso la Salsa è una, ed è meravigliosa proprio perché è il singolare processo di relatività per cui ogni popolo la balla secondo la propria cultura ed il proprio modo di esprimerla, mantenendo comunque all’interno dello stesso popolo caratteristiche differenti da persona a persona, senza mai trovare una identificazione ben netta.
Tuttavia la Salsa presenta alcune qualità uguali per tutti gli stili e per tutte le culture. Allegria, fascino e sensualità, ad esempio sono gli ingredienti primari del ballo sudamericano più in voga del momento. Dalle isole del Latino America al Barrio, quartiere latino di New York, alle fredde città europee, la salsa ha saputo conquistare tutto e tutti, ed oggi nelle discoteche più grandi del mondo non si balla altro. Teorici e musicisti, ballerini e coreografi, non fanno altro che parlare, discutere ed alimentare differenti concezioni sulla musica o sulla cultura, o addirittura, sulla “filosofia” Salsa. Alcune teorie riconducono le origini del gustoso ballo, nella sua forma più antica, a Cuba all’inizio del secolo, dalla fusione delle tradizioni musicali dei colonizzatori spagnoli con i ritmi degli schiavi importati dall’ Africa. Per i sostenitori di questa teoria la salsa discende musicalmente dal sofisticato e aristocratico Son, il ritmo più antico di Cuba; da questo, infatti, hanno avuto origine molti altri popolari ritmi latini, tra i quali la Guarancha, il Mambo e la Rumba. Il Son veniva ballato maggiormente nella zona metropolitana dell’ Isla Grande, e cioè nella parte dei quartieri ricchi dell’ Havana, mentre nelle zone periferiche come Matanzas, dove vi era una maggiore presenza di schiavi africani, era la Rumba a scandire i ritmi della giornata, dalla mattina alla notte. La salsa, almeno nella tradizione cubana, è considerata un rituale di galanteria, un corteggiamento in musica, caratterizzata da un ritmo lento e armonioso, infatti, la Salsa cubana viene ballata da coppie elegantissime che si sfiorano con tutto il corpo senza mai toccarsi. Un’ altra teoria fortemente riconosciuta che numerosi teorici evidenziano è il carattere tribale della Salsa nella sua essenza più antica. Essa, infatti discende originariamente dalla tradizione Africana evolutasi successivamente nelle piantagioni latino americane.
Si sostiene pertanto che essendo presenti le prime forme di clave nel grande continente nero, e assodato che la radice nella sua forma più tradizionale si crea in Africa. Quindi dall’incontro di tradizioni e culture differenti, come quella Africana, approdata nel continente americano con gli schiavi che portarono i loro strumenti, i loro ritmi, le loro religioni e i loro riti, e la cultura europea spagnola e francese con i loro balli aristocratici come la “contraddanza”. Le linee fondamentali della melodia e dell’armonia europea furono rapidamente integrate nei ritmi arrivati dall’Africa in una terra creativa e fertile come quella Caraibica, in particolar modo Cuba. Mentre alcuni ritmi come la Conga, la Rumba, con le sue varianti più note: il Guaguancò, lo Yambù e la Columbia, rimasero attinenti a una sonorità più Africana, il Danzòn, si può considerare il primo prodotto originale dell’ isola, non più Africano né Europeo perché nato dalla contraddanza francese e dai ritmi degli schiavi. All’indomani della proclamazioni dell’indipendenza di Cuba nel 1901 (fino ad allora gli Spagnoli avevano lasciato una grande libertà alla popolazione per quello che riguardava la musica) nuove restrizioni furono imposte, tra i quali il divieto, assai curioso, di suonare tamburi di origine Africana. Questo provocò la nascita di formazioni vocali chiamate “Caros de Clave”. La vocalità si diffuse sempre di più in forma di canzone e pian piano nelle periferie e nelle campagne nasceva una nuova musica, base indispensabile della odierna salsa, il Son. Il Son è di origine popolare che combina una parte lirica in cui espone il tema( i son appunto), con una parte ritmicamente più movimentata (il Montuno), caratterizzata da una forma responsoriale ( domanda e risposta tra il coro e un solista) di diretta discendenza africana. Moltissimi altri ritengono altresì che è assolutamente deleterio parlare di salsa come nascita perché quest’ultima non è altro che un termine commerciale sviluppatosi in America per definire questa musica che era una mescolanza di tantissimi ritmi, uniti a se’ ed avente come base comune la Clave. Come è accaduto al Mambo, alla Rumba e alla maggior parte dei ritmi latini, anche la Salsa ha presto varcato i confini cubani per approdare negli stati Uniti. Qui, intorno ai primi anni ’70, grazie all’incontro con altre culture musicali, si sviluppa la salsa Metropolitana. Più vivace, fantasiosa e meno aristocratica, più vicina alla dura realtà degli immigrati Portoricani e Cubani.
“El Barrio” quartiere latino di New York, diventa la culla del nuovo ritmo, punto di riferimento per tutti gli artisti latino-americani. Nei ghetti delle grandi città statunitensi l’emarginazione, la povertà e la lotta quotidiana per sopravvivere mettono a dura prova gli immigrati, che hanno lasciato la loro terra per cercare fortuna nell’Eldorato Americano. Nel Barrio, popolato da Portoghesi, Venezuelani, Cubani, Uruguaiani, Colombiani e Portoricani, dall’incontro del Son cubano con i ritmi nord e sudamericani, rumba, jazz, rhythm ’n’ blue’s e Cumbia, nasce la salsa Metropolitana. Non da meno, sono i seguaci della teoria che rivendica i natali del glorioso ballo, i fieri portoricani, i quali sostengono, che a differenza di Cuba, isola indipendente, Puerto Rico diviene colonia americana, in realtà ciò sviluppò un notevole cambiamento in seno alla isola sia a livello economico che sociale, a tal punto da dare un incremento alla cultura musicale portoricana che si sviluppò, migliorò, e che rimase all’avanguardia della musica latina. Contrariamente l’isola cubana attanagliata dall’embargo che la impoverì ulteriormente, ebbe due risvolti della medaglia. Uno favorevole, per cui la grande isola, restò legata alle sue tradizioni culturali ma soprattutto musicali, conservandole e mantenendole integre nel tempo, senza contaminazioni di differenti culture. Mentre Puerto Rico si americanizzò, subendo i differenti ritmi, Cuba restò legata alle sue tradizioni popolari. L’altra faccia della medaglia è che PuertoRico si espanse a livello musicale grazie anche alle innovazioni americane, ma soprattutto all’economia di quest’ultima che fece da trampolino di lancio per la musica Puertorichegña. La produzione musicale degli artisti della Isla de incanto si incrementò, e soprattutto si migliorò elaborandosi con il jazz, con il Rap e con altri ritmi degli stati Uniti d’ America. Divenendo la culla di grandi artisti ed orchestre come il”Gran Combo di PuertoRico”. Ma risalendo alle origini di gruppi musicali, non si può fare a meno di ricordare la grandiosa “Fania All Star”, storica orchestra ideata dal grande flautista Jhonny Pacheco, che innamoratosi della figlia di Jerri Masucci uomo ricchissimo, si pensa appartenente alla mafia NewYorkese, riuscì a farsi finanziare il progetto di assemblare una orchestra che potesse annoverare a sé artisti del calibro di Tito Puente o Celia Cruz, o bongòssieri come Roberto Roena, artisti come Papo Luca, successivamente fondatore della “Sonora Ponsegna”, Ray Barreto, Ruben Blades, Roberto Rodriguez e Willy Colon.
In pochi anni il fenomeno Salsa esplose in tutto il mondo, ed i dirigenti delle più importanti case discografiche americane si accorsero immediatamente della potenzialità di questo nuovo ritmo, di quanto fosse travolgente ed esplosiva questa inedita ed entusiasmante miscela musicale. Sempre gli addetti ai lavori si ritrovarono in mano un prodotto di grande commerciabilità ma che purtroppo non aveva un nome. Né si poteva chiamarlo son perché avrebbe potuto confondersi facilmente con parole inglesi come, per esempio, “sound”. Così qualcuno pensò di utilizzare un nome che fosse contemporaneamente facile da ricordare e sinonimo di miscela: Salsa. Robert Palmer, critico musicale del New York times e conoscitore del pianeta musica “americano”, afferma che nonostante la fusione di differenti elementi di musica, per molto tempo dominava la segregazione: i bianchi ballavano il rock, i neri suonavano il blues, invece i Latino Americani ed i Sud Americani trovavano nella Salsa del Barrio, un motivo d’ unione, in cui fondevano diverse culture senza alcuna distinzione. Secondo Tito Puente, grande timbalero della Fania All Stars, e per certi versi creatore della salsa, contrasta terribilmente il termine “Salsa”, aggiungendo che questa è una parola inventata da chi per vendere la musica crea etichette a tutti i costi. “La Salsa si mangia non si suona”, afferma riferendosi alle origini del nome del ballo. E forse il segreto di questo ritmo sta proprio nella sua universalità, nell’infinità di etichette che si possono usare per definirlo. Salsa vuol dire ritmo, passione, calore, ballo, ma anche critica politica, avanguardia, contaminazione di culture e di linguaggi, storia e tradizione, perché nella lunga storia della musica latino americana il rapporto tra pensiero e fisicità, tra impegno e ballo, tra divertimento e parola, è stato sempre strettissimo, tutto riunito in un unico universo, quello salsero.
Il Merengue è la danza nazionale della Repubblica Dominicana, nasce nel sedicesimo secolo, dagli schiavi africani importati nelle piantagioni di zucchero. Il paese, natale del ballo, divide a metà con Haiti l’isola, situata a Nord dell’ Oceano Atlantico, 76 Km a sud-est dalla “Isla grande”, Cuba. Si estende su una superficie di 50.070 Kilometri quadrati, con una popolazione di circa 5.431.000 persone, tra mulatti in alta percentuale, bianchi e neri. Scoperta da Cristoforo Colombo il 4 Dicembre, fu battezzata dal navigatore Genovese “HISPANIOLA” descrivendola nel suo giornale di bordo, …” come una terra meravigliosa e affascinante, l’ideale per coltivare le piante, allevare animali e costruire villaggi”… . Intorno al sedicesimo secolo cominciarono ad arrivare sull’isola i primi schiavi Africani. Arrivavano incatenati, pronti per essere venduti in una delle tante aste che si tenevano nel porto di Santo Domingo. Il loro compito era quello di “Cortar Las Canas”, cioè tagliare le canne da zucchero, fino alla morte. Lo zucchero rappresenta fino ad oggi la maggiore fonte di reddito della Repubblica Dominicana, circa i due terzi delle esportazioni totali. Basta camminare verso il lungomare comunemente chiamato “ El Malecon”, per rendersi conto che tutta la vita di questo paese si svolge al ritmo travolgente e sensuale di un “Merengue”. Qui la gente lavora al ritmo “Merenguoso” proveniente da vecchie radio o da tradizionali complessi. Nei mercatini tradizionali, nelle feste patronali, lungo le vie, tutto s’intona a ritmo “Merenguero”, perfino le urla dei venditori ambulanti, sulle bancarelle, quelle dei venditori di ghiaccio, che tagliano il Rhum e il Gin con il latte di cocco e succo d’Ananas, o durante la preparazione di un “batito de frutta” ed una “pigna colada” , si trasformano in vere e proprie canzoni sulle note di un Merengue.
E’ il ballo latino-Americano più sensuale e divertente, un collage di erotismo, armonia e tradizione. Scandisce il ritmo della isola, in tutti i momenti della giornata ed è ovunque, segna il ritmo del giorno e quello della notte, rappresenta una vera e propria droga per tutti: Dominicani e turisti, giovani e anziani, donne e uomini, senza alcuna distinzione di sesso, età, razza e ceto sociale. Nasce, come arma di seduzione, utilizzato dal cavaliere per corteggiare la dama. Il Macho, cerca di conquistare la Chica, e nello sfrenato corteggiamento, sensuale ed erotico, nasce il ballo, che ha conquistato americani ed europei. E’ per natura un ballo che esprime sensualità, passione, erotismo e rappresenta uno dei balli Latino-Americani più antichi e travolgenti. Inizialmente era caratterizzato da un ritmo veloce ed agitato, tramutandosi oggi in un ballo più lento con grandi movimenti di anca. Nel tempo si è modificato, plasmandosi alle esigenze delle nuove generazioni che l’ hanno via via modernizzato e rivisionato in chiave contemporanea, affiancandolo spesso a ritmi “Dance – House”. A differenza del Mambo, che ha subito nel corso degli anni cambiamenti pressoché radicali, dovuto soprattutto all’incontro con altre realtà musicali quali il jazz ed il rock, il Merengue non ha subito modifiche essenziali, ed anche quando fu scoperto dagli Americani rimase fedele al modello Dominicano, dando solo origine ad una propria versione “Metropolitana”. Come la maggior parte delle danze popolari sudamericane, si balla sull’improvvisazione. Viene ballato in coppia allacciati, uno di fronte all’altro, intervallato da momenti in cui ci si stacca e si continua muovendosi ora frontali, ora laterali uno accanto all’altro. La singolarità del Merengue è la semplicità dell’esecuzione, e la creatività che dipendono da ballerino a ballerino, a secondo delle capacità di improvvisazione e di personalizzazione, di nuove varianti e nuovi passi. I passi dell’uomo e della donna sono identici e quindi si può ballare bene anche in gruppi numerosi senza una precisa delimitazione delle coppie. Passi brevi, Corpo perfettamente in equilibrio, passo marcato e accompagnato dal movimento di fianchi sono i fattori del fascino e coinvolgimento del Merengue e sono anche il segreto di una certa “scabrosità”. Santo Domingo si ferma il 15 luglio , quando si svolge , il Festival del Merengue. Sembra una vera e propria festa carnevalesca, ovunque si balla : negli aeroporti, nelle vie della città , negli alberghi, negli autobus e nei bar, ovunque si suona e si balla. Il ritmo caliente e suadente, mette allegria tra le povere vie, ma sempre caratteristiche della Repubblica Dominicana.
La musica , assai divertente, ricorda nel ritmo, il Samba. Ma il passo del Merengue è nella sua forma base molto più ritmico e capace di produrre varianti insospettabili. Annotiamo molteplici teorie e contrastanti affermazioni sull’origine del ballo caraibico, ma tutte presentano una uniformità sul caratteristico passo strisciato. E’ la principale caratteristica che lo differenzia da tutti gli altri balli della stessa origine è proprio il movimento simile, come dicono alcuni, ad “un’anatra zoppa”. Infatti il passo risulta netto col piede sinistro, zoppicato e strisciato col piede destro che lo segue. Da qui nasce una delle teorie, anche definita leggenda, sull’origine del Merengue, molto romantica e fantasiosa; narra di un grande eroe, ferito ad una gamba, durante una delle tante rivoluzioni che gli indigeni hanno combattuto contro i conquistatori spagnoli. Giunto ferito in un villaggio, venne accolto, in maniera trionfale, e come tradizione voleva , organizzarono una grande festa in suo onore. Vedendo il loro eroe danzare trascinando la gamba ferita, anche gli abitanti del villaggio si misero per compassione e solidarietà, a ballare trascinandosi un piede. L’altra teoria più veritiera, e storica, risale agli albori del Merengue, intorno al 1550. Narra che durante la deportazione degli schiavi provenienti dall’Africa, sottomessi nelle piantagioni Dominicane, di canna da zucchero, costretti a falciare, legati da una lunga catena, muovendosi, erano costretti a trascinare una gamba, spesso al ritmo di un tamburo. Gli studiosi, più realistici affermano che il Merengue esisteva sin dai primi anni della Repubblica Dominicana, tanto che nella vicina Haiti, si ballava una danza soprannominata: "Meringue" . Non a caso, musicalmente, il giro armonico del Merengue è molto simile. Moltissimi autori caraibici indicano nel padre del merengue l’antenato “Tumba”, fatto di undici complicatissime figure. Anche l’arte culinaria trova spazio nella storia del Merengue, perché sembra che la danza caraibica abbia preso il proprio nome da un dolce chiaramente Dominicano, ”IL Merenghé” , fatto di zucchero e bianco d’uovo, leggero e spumeggiante come il carattere della danza. La versione originale del Merengue era caratterizzato da un ritmo veloce e agitato.
Oggi, invece, lo si balla piu’ lentamente con un movimento dell’anca piu’ accentuato che in passato. Gli Stati Uniti conobbero il Merengue, per la prima volta, negli anni ’50, anche se solo molti anni dopo, questo ballo comincio’ ad essere conosciuto e ballato a New York. Oggi, invece, il Merengue e’ ballato ovunque, dall’America all’Europa, grazie anche alla facilita’ di apprendimento dei suoi passi fondamentali. "I Musicisti" All’inizio di questo secolo un gruppo di musicisti della “Ausonia Records” l’etichetta discografica Dominicana piu’ antica, scrisse le regole musicali principali del “Merengue’”. Organo, Tambora e Guiira, strumento simile ad una “grattuggia”, piu’ un cantante, rappresentavano la formazione “tipo” di un complesso di Merengue. Fu l’incontro con le orchestre di jazz che negli anni trenta diede la svolta definitiva alle orchestre Merenguose. Originariamente la musica del Merengue era scritta in 2/4, anche se il movimento della Conga e’ in 4/4, successivamente fini’ per trasformarsi in una musica 4/4. Ritmicamente e’ simile alla marcia, con misure praticamente identiche a quelle del Samba. Uno dei piu’ grandi artisti del Merengue, immutato nel tempo e sempre ballato resta “Juan Luis Guerra” , cantante quarantenne nato nella Repubblica Dominicana. Ha compiuto i suoi studi musicali prima nel Conservatorio Nazionale di Santo Domingo, e poi al prestigioso Berklee College of Music di Boston, dove si e’ Diplomato. Negli anni ’80 formo’ il complesso dei 4.40, e da allora e’ stato un crescendo di successi. Incisioni come Bachata Rosa e Ojala que llueva cafe’, hanno avuto un successo strepitoso negli Stati Uniti, raggiungendo la vetta delle classifiche di musica latina, anche in Europa, come in Spagna, dove sono rimasti al primo posto per oltre due mesi. La sua musica e’ arricchita con pop, rock influenze jazz e africane. Indimenticabile il Trio Reynoso e piu’ recente l’orchestra di Che Che Abreu, di Ferdinando, fino a Wilfredo Vargas, e Johnny Ventura. Impossibile scordarsi della grande orchestra dei “Los Hermanos Rosario” Dominicani puri, e gettonatissimi per lo stile carnevalesco e brioso della loro musica.
Complesso musicale di radici africane nato nei barrios e nelle zone urbane, la Rumba, nella sua ricca gamma di modalita' e' stato un genere che ha mantenuto la sua egemonia e persistenza in maggior misura che molti altri generi del ricco arsenale della musica cubana. La Rumba cubana, come il Jazz, la Samba, il Flamenco o il Calypso, fa parte, da molti anni, del patrimonio culturale del pianeta. Con le sue modalita' del Guaguanco', della Columbia, Yambu' e Jiribilla la Rumba ha passeggiato per il mondo nelle sue forme primarie e tradizionali, ed in quelle piu' stilizzate e commerciali.

Ad ogni modo , sono state le atmosfere della Rumba , i suoi ritmi sensuali e di successo, che hanno collocato il nome di Cuba nei teatri e negli schermi del cinema.
Cronaca sociale dei "poveri della terra", stampa folcklorica di rara autenticita', che nasce nei solar e nelle piazze, al calore di una gran festa o in una semplice riunione di gente del barrio, la Rumba e' timbro distintivo dell' identita' della nazione cubana. Elegiaca e romanzesca nel Guaguanco', intensa e sensuale, elegante e frenetica nella Columbia, piu' contenuta nel Yambu', la Rumba ha ritualizzato la coppia di ballo con coreografie di una ricchezza e virtuosismo straordinari.
Universalizzata nelle piste dei cabarets e nei saloni da ballo catturo' nelle decadi del 20 e del 30 al pubblico di Parigi, New York, Berlino, Vienna, Madrid, e America Latina. Tutto vi si trova incluso: tanto nella pura Rumba callejera che si balla sui suoni della cassa di baccala' percossa da cucchiai, come in quella che si esegue in Jazz Band. Caratteristiche che la rendono accessibile a tutte le classi sociali rivelando il suo carattere democratico. La Rumba e' un sentire, una esaltazione, un'atmosfera.
Lasciva e provocatrice, odora del solar, di cerimonia naniga, di toque di santo…. E' cosi' cubana che nulla ha potuto adulterarla: nemmeno le intenzioni mistificanti delle luci del cabaret, o degli spettacoli del music hall. La Rumba si e' lasciata coprire di pagliuzze luccicanti, pero' nello stesso tempo se le e' sapute scrollare di dosso quando il quinto risuona voglioso ed i cucchiai percuotono con ardore.
Successora della Habanera e del Danzon e coetanea del Son nei saloni di ballo internazionali, la Rumba arrivo' per restare di moda. La sua persistenza e' tale che la parola Rumba si applicò nel mondo intero per definire qualsiasi genere della musica popolare ballabile cubana. Il termine Rumba poteva essere, fino a non molto tempo fa, utilizzato per qualificare una canzone latinoamericana o un' motivo tropicale indefinito. Come la Conga callejera, la sua sorella piu' popolare e trascinante, la Rumba in tutte le sue varianti e' stata ed e' uno dei tesori coreografici e musicali piu' ricchi di Cuba. I suoi movimenti nel ballo, il vacunao, il tornillo, e molti altri formano un repertorio di giri di una sorprendente diversita' e convertono questo genere in un esercizio obbligato di virtuosismi. Le sue melodie adottano forme di canto balbuzienti che gli esecutori chiamano lalaleo o diana, provocando la entusiastica partecipazione del coro. Innalzare un canto e' un atto di immaginazione artistica ed una dimostrazione del talento naturale degli improvvisatori.

Rumba da salone, cabarettistica, o Rumba cinematografica legata al mondo del cinema messicano, legata al denaro ed alle inverosimili storie di personaggi improbabili, o agli spettacoli da Casino', o ancora a figure come Maria Antonieta Pons, Ninon Sevilla, Xavier Cugat. Rumba de cajon, callejera, figlia del solar, legata all' alcool ed al sesso cosi' come all'ozio. Luogo dove cantare il presente ed evocare il passato, per ricordare i grandi rumberi come Malanga, Chano Pozo, o Aspirina. Narrativa ed evocatrice di fatti triviali o avvenimenti storici, la Rumba sara' sempre un simbolo di una resistenza culturale che non cede a nessuna pressione classista o razziale. Nata nel barrio, nel solar ed in umili spazi, la Rumba si alzo' al di sopra della sua oscura marginalita' per collocarsi nel luogo dove la luce cancella ogni frontiera.
L'Hip Hop è un movimento culturale o sub-culturale e un noto genere musicale nato in prevalenza nelle comunità afroamericane e latine del Bronx, quartiere di New York, agli inizi degli anni 1970[1]. Il movimento ha probabilmente mosso i primi passi con il lavoro di DJ Kool Herc che, competendo con DJ Afrika Bambaataa, si dice abbia inventato il termine "hip hop" per descrivere la propria cultura. Cuore del movimento è stato il fenomeno dei Block Party: feste di strada, in cui i giovani afroamericani e portoricani interagivano suonando, ballando e cantando. Parallelamente il fenomeno del graffiti writing contribuì a creare un'identità comune in questi giovani che vedevano la città sia come spazio di vita sia come spazio di espressione. Negli anni 1980, gli aspetti di questa cultura hanno subito una forte esposizione mediatica varcando i confini americani ed espandendosi in tutto il mondo. Il riflesso di questa cultura "urbana" ha generato oggi un imponente fenomeno commerciale e sociale, rivoluzionando il mondo della musica, della danza, dell'abbigliamento e del design.
Influenze
I fattori che hanno influenzato la cultura Hip Hop sono complessi e numerosi. Sebbene la maggior parte delle influenze possono essere rintracciate nella cultura africana, la società multiculturale di New York è il risultato di diverse influenze culturali che hanno trovato il loro modo di esprimersi all'interno delle discipline dell'hip hop.
Ad esempio, elementi dello stile e tecniche di rapping si possono far risalire ai Griot dell'Africa occidentale, musicisti viaggiatori e poeti con stile che contiene elementi che con il tempo evolveranno nella moderna musica hip hop. Alcune di queste tradizioni migrarono negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nei Caraibi con lo schiavismo che portò gli africani nel cosiddetto Nuovo Mondo. Un'altra importante influenza nell'hip hop è costituita nelle parti parlate contenute nei dischi di musica soul e funk di musicisti come James Brown e Isaac Hayes. Ma una delle più importanti influenze sia per la cultura che per la musica hip hop viene dal genere musicale giamaicano chiamato dub, che nacque come sottogenere della musica Reggae negli anni 1960. La musica dub annoverava tra le sue fila produttori come King Tubby che creava versioni strumentali di dischi reggae famosi per le esigenze dei locali da ballo e degli impianti musicali, e che presto si accorsero di come chi ballava spesso rispondesse meglio a particolari beat dei dischi, isolati e ripetuti, ottenuti con percussioni intense e forti linee di basso[2]. Poco dopo, gli MC che accompagnavano la musica nei locali, iniziarono a parlare sopra le parti strumentali dei dischi, tra questi vanno ricordati U-Roy, Dr. Alimontado e Dillinger che diventarono popolari performer in questo particolare genere e questa tradizione continua tuttora in quella che viene chiamata musica Dancehall. Nel 1967, gli immigrati giamaicani portarono il dub a New York ed iniziarono a lavorare nelle feste delle comunità, nelle piste di pattinaggio o direttamente sulla strada. Un'altra significativa influenza proviene dalla musica blues, particolarmente dal tipico aspetto chiamato call and response, ovvero chiama e rispondi che sopravviveva nella tradizione del toasting, un altro aspetto della tradizione orale intrinseco della musica hip hop, che divenne particolarmente pronunciato nei primi anni 1980 con la nascita dei battle (battaglie) tra Mc.
Mosse, gesti e abbigliamento dei pionieri del b-boying riprendono quelli delle gang che fra il 1968 e il 1972 proliferavano fra le comunità afro americane e portoricane del Bronx.
Origini
Secondo l'associazione Zulu Nation la data a cui far risalire la nascita dell'Hip Hop sarebbe il 12 novembre 1974. DJ Kool Herc, un immigrato giamaicano, era uno dei più popolari dj a New York durante il 1972-1975, e suonava nei block party del Bronx passando velocemente dai dischi reggae e quelli funk, rock e disco, notò che i newyorkesi non amavano particolarmente il reggae. Herc ed altri dj notarono inoltre che chi ballava la loro musica preferiva più le parti con forti percussioni, ed iniziarono ad estendere l'uso del mixer audio e del doppio giradischi. All'interno di una atmosfera di forte competizione, Herc, i suoi amici ed i suoi "avversari" svilupparono velocemente altre tecniche di missaggio per mantenere i partecipanti attivi, eccitati.
Come in Jamaica, questi elementi erano accompagnati da dei performer che parlavano mentre suonava la musica; inizialmente furono chiamati MCs (dall'inglese Masters of Ceremonies, maestri di cerimonie) e, più tardi, rapper. I primi rapper si focalizzavano sull'introduzione di sé stessi, del DJ e degli altri addetti ai lavori, ma presto le loro performance si svilupparono fino a comprendere improvvisazioni e semplici beat four-count assieme a piccoli cori. Più tardi gli MC aggiunsero liriche più complesse e spesso umoristiche, comprendenti anche temi a sfondo sessuale. Va ricordato che la musica hip hop è cresciuta stabilmente nella popolarità, ed alla fine degli anni 1970 iniziò a diventare la principale forza artistica che si stava espandendo negli Stati Uniti. Durante i successivi due decenni, l'hip hop è gradualmente entrato nella vita comune statunitense, la transizione usualmente viene considerata conclusa nel 1992, mentre alla fine della decade, la cultura aveva oramai varcato i confini nazionali, per spandersi un po' per tutto il pianeta.
Elementi della cultura hip hop
I quattro principali aspetti, o "elementi" o "discipline", della cultura Hip Hop sono:
- lo MC'ing, anche noto come musica rap, introdotto dagli afroamericani;
- il DJ'ing, introdotto dai giamaicani;
- il writing, ovvero l'arte dei graffiti, introdotto dai portoricani
- la breakdance, svilluppata da afroamericani e portoricani del Bronx.
Alcuni considerano il beatboxing il quinto elemento dell'hip hop. Altri preferiscono aggiungere tra i principali aspetti l'attivismo politico, la moda tipica, lo slang ed il double dutching (una particolare forma di salto della corda). Molti, infine, seguendo l'insegnamento di Afrika Bambaataa (fondatore della Zulu Nation), preferiscono considerare quinto elemento la knowledge, intesa come conoscenza profonda della cultura e dell'uso saggio di essa.
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